2026-06-11
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L'Iran minaccia lo Stretto di Hormuz mentre gli attacchi USA entrano nella seconda notte

Washington e Teheran si scambiano colpi in escalation mentre crescono i timori sui flussi petroliferi globali e un conflitto regionale più ampio.

2026-06-11·Francia·Sintesi da 3 fonti
red and white ship on sea under cloudy sky during daytime
Photo: Fredrick F. / Unsplash · illustrative

Le forze americane hanno lanciato una seconda notte consecutiva di attacchi contro l'Iran mercoledì, prendendo di mira strutture di sorveglianza militare, infrastrutture di comunicazione e siti di difesa aerea, secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti. L'attacco è giunto dopo che Teheran ha abbattuto un elicottero americano nelle 48 ore precedenti, un incidente che ha spezzato un cessate il fuoco vigente da inizio aprile dopo circa 100 giorni di conflitto.

La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha risposto dichiarando attacchi propri contro le installazioni militari americane in Kuwait e Bahrain, asserendo di aver colpito basi americane nella regione del Golfo. Le autorità iraniane hanno inoltre annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz a tutto il traffico marittimo – una dichiarazione che, se implementata, minaccerebbe uno stretto attraverso il quale passa una quota sostanziale del petrolio marittimo mondiale.

Il comando militare americano ha categoricamente respinto l'affermazione di Teheran secondo cui lo stretto era chiuso, dicendo che il traffico continuava a muoversi. I funzionari americani non hanno fornito ulteriori dettagli, ma il rifiuto è stato enfatico e diretto, sottolineando il grado in cui entrambi gli schieramenti stanno plasmando l'ambiente informativo mentre le ostilità si intensificano.

France 24, basandosi su reportage in tempo reale, ha sottolineato l'immediatezza della minaccia iraniana di colpire qualsiasi nave in transito nello stretto, inquadrandola come potenziale innesco per una crisi economica e marittima più ampia. La copertura di Le Monde si è concentrata sulla portata militare-tecnica degli attacchi americani – nodi di sorveglianza, comunicazioni, difese aeree – suggerendo che Washington stava metodicamente degradando la capacità dell'Iran di rilevare e rispondere a future operazioni.

Le Figaro ha collocato l'escalation attuale in un contesto politico più ampio, osservando che ancora martedì mattina Donald Trump aveva espresso fiducia che si potesse raggiungere un accordo diplomatico tra le due parti entro due o tre giorni. Questa valutazione ora sembra superata dagli eventi, evidenziando il rapido deterioramento della situazione dopo l'abbattimento dell'elicottero.

Lo Stretto di Hormuz, la stretta via d'acqua tra l'Iran e l'Oman, gestisce circa il 20 percento del commercio petrolifero globale. Qualsiasi interruzione sostenuta – che si tratti di azione militare iraniana o della minaccia di essa – provocherebbe onde d'urto nei mercati energetici e nelle catene di approvvigionamento mondiali. Il cessate il fuoco crollato aveva portato una pausa fragile dopo un prolungato periodo di combattimenti, e il suo crollo ha riacceso le preoccupazioni per un conflitto regionale più ampio che coinvolga gli stati arabi del Golfo.

Il coinvolgimento del Kuwait e del Bahrain, paesi ospiti di considerevoli infrastrutture militari americane, segnala che il conflitto potrebbe non essere più confinato a uno scambio bilaterale USA-Iran. Se le affermazioni della Guardia Rivoluzionaria su attacchi a quelle basi fossero confermate, i partner del Golfo di Washington sarebbero sotto pressione per rispondere o sarebbero visti come vulnerabili.

Ciò che accade dopo dipende dal fatto che una delle due parti cerchi una via di uscita diplomatica o continui lo scambio di attacchi. Gli Stati Uniti hanno avvertito che intendono colpire di nuovo; l'Iran ha minacciato un'escalation marittima. I mediatori, se ancora impegnati, non sono ancora emersi pubblicamente, e la finestra che Trump ha descritto per un accordo sembra essersi chiusa – almeno per ora.