2026-06-10
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Stati Uniti lanciano attacchi su tre ondate alle installazioni militari iraniane; Teheran risponde con colpi alle basi americane

Gli attacchi notturni all'infrastruttura navale e missilistica meridionale dell'Iran hanno provocato colpi di ritorsione contro le posizioni americane in Giordania, mentre i mercati energetici globali affrontano un aggravarsi della scarsità di approvvigionamento.

2026-06-10·Italia·Sintesi da 3 fonti
A large boat floating on top of a large body of water
Photo: Doğan Alpaslan DEMİR / Unsplash · illustrative

Le forze americane hanno condotto tre successive ondate di attacchi aerei contro le installazioni militari iraniane nella notte del 10 giugno 2026, uno dei confronti diretti più intensi tra i due paesi in decenni. L'Iran ha risposto con i suoi stessi attacchi contro i bersagli americani nella regione del Golfo, intensificando notevolmente un conflitto che ha già fatto salire i prezzi del petrolio e allarmato le principali potenze mondiali.

Gli attacchi americani hanno colpito le basi navali di Sirik e Jask lungo la costa meridionale dell'Iran, i sistemi di difesa aerea vicino alla città portuale di Bandar Abbas e le posizioni dei cannoni missilistici sull'isola di Qeshm. I bersagli si concentravano nel settore meridionale strategico dell'Iran, che domina lo Stretto di Hormuz — l'imbocco attraverso il quale passa una sostanziale porzione delle esportazioni petrolifere mondiali.

L'azione di ritorsione dell'Iran ha raggiunto la base americana di al-Azraq in Giordania. Separatamente, lo Stato Islamico ha rilasciato un'affermazione — non verificata da fonti indipendenti — affermando che i caccia F-35 e un posto di comando militare americano in Giordania erano stati distrutti; i funzionari non avevano confermato né negato quelle affermazioni specifiche al momento della pubblicazione.

Russia e Cina, che hanno entrambe coltivato legami con Teheran, hanno emesso un appello congiunto affinché tutte le parti tornino ai canali diplomatici e de-escalino. Nessuno dei governi ha annunciato passi di mediazione concreti, e le capitali occidentali non avevano risposto formalmente all'appello entro il tardo martedì.

I rapporti delle agenzie stampa hanno inquadrato lo scambio notturno principalmente come un'escalation militare con rischio significativo di conseguenze regionali, mentre la copertura italiana di sinistra ha enfatizzato l'ampiezza dell'infrastruttura colpita e la vulnerabilità delle posizioni americane in avanti. Le analisi focalizzate sul business si sono concentrate sulle conseguenze economiche, notando che il blocco effettivo dello Stretto di Hormuz ha già rimosso circa 16 milioni di barili di petrolio greggio al giorno e 3,8 milioni di barili di prodotti raffinati al giorno dall'offerta globale, secondo il funzionario energetico italiano Presidente Murano.

L'interruzione dell'approvvigionamento ha spinto il conto energetico nazionale previsto dell'Italia a circa 58 miliardi di euro per il 2026, con le sole riduzioni delle accise di emergenza che costano al tesoro italiano più di un miliardo di euro — cifre che illustrano la più ampia pressione fiscale che ora grava sulle economie importatrici di energia in tutta Europa e Asia.

La traiettoria del conflitto rimane altamente incerta. Non è chiaro se lo scambio notturno rappresenta un ciclo di ritorsione delimitato o la fase di apertura di una guerra prolungata. Lo Stretto di Hormuz non è stato formalmente chiuso, ma la minaccia alle rotte di navigazione è stata già sufficiente a comprimere l'offerta e allarmare i mercati delle materie prime.

Le incognite chiave includono l'entità dei danni alla capacità di difesa aerea e navale iraniana, le condizioni della base di al-Azraq dopo l'attacco iraniano e se i canali diplomatici informali — inclusa qualsiasi risposta all'appello russo-cinese — possono guadagnare trazione prima che si verifichi un'ulteriore escalation. Ci si aspetta che gli assicuratori di spedizioni internazionali e gli operatori di petroliere rivalutino il rischio di transito dello Stretto di Hormuz nelle prossime ore.