2026-06-11
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USA lanciano una nuova ondata di attacchi all'Iran mentre Teheran afferma di aver colpito basi americane

Washington schiera 49 missili Tomahawk in quella che il Pentagono chiama diplomazia coercitiva, mentre l'Iran sostiene di aver colpito installazioni militari americane in Kuwait, Bahrain e Giordania.

2026-06-11·Italia·Sintesi da 3 fonti
a military vehicle with a missile in the air
Photo: Vony Razom / Unsplash · illustrative

Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro più obiettivi all'interno dell'Iran, secondo quanto riferito da più fonti di stampa, approfondendo uno scontro militare che ha mandato onde d'urto sui mercati finanziari globali e alimentato timori di una guerra regionale più ampia.

Il presidente Donald Trump ha confermato l'operazione e ha rivelato che 49 missili da crociera Tomahawk sono stati utilizzati negli attacchi. Ha sottolineato che Israele non era coinvolto negli attacchi, un dettaglio che ha offerto apparentemente come segnale di portata limitata piuttosto che come guerra su larga scala della coalizione.

Il Pentagono ha caratterizzato l'operazione come un atto di diplomazia coercitiva – un linguaggio che inquadra gli attacchi come pressione progettata per costringere a un cambio di comportamento iraniano piuttosto che come una mossa di apertura in una campagna sostenuta. La formulazione ha attirato immediato scrutinio da parte di analisti che hanno notato la tensione tra la struttura diplomatica e l'azione militare cinetica.

Esplosioni sono state segnalate nella strategica città portuale iraniana meridionale di Bandar Abbas, così come sulle isole di Qeshm e Hengam nello Stretto di Hormuz – un collo di bottiglia attraverso il quale passa una parte significativa dell'approvvigionamento petrolifero globale. Le autorità iraniane hanno confermato gli attacchi in quelle località senza elaborare sui danni subiti.

Teheran ha risposto affermando di aver colpito basi militari americane in Kuwait, Bahrain e Giordania. I funzionari iraniani hanno promesso che sarebbero seguiti ulteriori atti di ritorsione, con i media collegati allo stato caratterizzando la risposta come proporzionata e avvertendo che si sarebbe intensificata se gli attacchi americani fossero continuati. Né l'esercito americano né i governi dei tre paesi colpiti avevano offerto una conferma dettagliata di vittime o danni al momento della segnalazione.

I mercati finanziari hanno registrato l'escalation notevolmente. I prezzi del petrolio sono saliti alle stelle per preoccupazione di potenziali interruzioni delle rotte di navigazione del Golfo, mentre l'oro – che aveva recentemente toccato livelli record – si è ritirato a circa 4.100 dollari per oncia mentre alcuni investitori si giravano verso asset energetici. I movimenti hanno riflesso incertezza persistente piuttosto che risoluzione, hanno notato gli analisti.

Gli attacchi rappresentano un intensificarsi significativo delle ostilità dirette tra USA e Iran che si erano accumulate per settimane. Il targeting di installazioni vicino allo Stretto di Hormuz sottolinea gli stakes strategici: qualsiasi scambio militare sostenuto in quel corridoio rischia di interrompere i flussi energetici che forniscono Europa e Asia.

Rimane poco chiaro se gli attacchi iraniani affermati alle basi regionali hanno causato vittime significative, se gli USA intendono ulteriori operazioni, o se contatti diplomatici di back-channel sono in corso. La situazione è fluida, con il rischio che qualsiasi miscalcolo da entrambi i lati potrebbe rapidamente espandere il conflitto oltre i suoi confini geografici attuali.