L'Italia abbandona il decreto di riforma dei medici di base dopo la rivolta regionale
Roma ha accantonato la legislazione prevista per ristrutturare l'assistenza primaria dopo forti pressioni dai governi regionali e una frattura pubblica all'interno della coalizione di governo.
Il governo italiano ha ritirato un decreto che avrebbe rivoluzionato il sistema dei medici di base della nazione, arretrando dopo l'opposizione intensa delle autorità regionali e le crescenti tensioni all'interno della propria coalizione politica. L'annuncio è stato dato l'11 giugno, lasciando il futuro dell'assistenza primaria italiana in sospeso.
Il decreto scartato era stato inteso a ridefinire il modo in cui i medici di base operano all'interno del servizio sanitario nazionale, inclusi i cambiamenti su come i medici operano all'interno delle cosiddette Case della Salute — centri integrati di assistenza locale che sono stati un cardine dell'agenda di riforma sanitaria italiana nel periodo post-pandemico. I funzionari del ministero della sanità hanno cercato di attenuare il colpo, sottolineando che il lavoro di espansione della rete delle Case della Salute continuerebbe comunque.
La riforma prevista includeva una disposizione che avrebbe richiesto ai medici di base di dedicare solo sei ore di servizio all'interno delle Case della Salute — una cifra che ha attirato pesanti critiche come inadeguata. Il requisito di ore limitate era visto dai critici come un sintomo di misure più ampie insufficienti nella legislazione.
La reazione pubblica più eclatante è venuta da Guido Bertolaso, una figura di rilievo associata alla destra al governo, che ha espresso una rabbia non dissimulata per la ritirata, descrivendo l'esito come demoralizzante. I suoi commenti hanno segnalato una frattura a destra sulla politica sanitaria che i funzionari non hanno ancora cercato di sanare.
I sindacati medici, al contrario, hanno accolto favorevolmente il ritiro. I rappresentanti sindacali hanno detto che il collasso del decreto ha aperto la porta a una vera negoziazione, inquadrando il passo indietro del governo come un'opportunità per riprendere i colloqui in condizioni migliori. La loro risposta ha evidenziato il divario tra come il governo e il lavoro organizzato avevano ciascuno valutato la riforma.
Lo scontro sulla riforma dei medici di base fa parte di una più lunga lotta su come l'Italia implementa i cambiamenti strutturali nell'assistenza primaria che erano in parte finanziati attraverso i fondi di ripresa post-pandemica dell'Unione Europea. Le Case della Salute erano state promosse come un modo per alleviare la pressione sui reparti di emergenza ospedalieri espandendo l'assistenza a livello di quartiere, ma il loro dispiegamento è stato irregolare tra le regioni.
La resistenza dei governi regionali riflette una tensione persistente nella politica sanitaria italiana, dove le regioni hanno un'autorità costituzionale sostanziale sulla fornitura dell'assistenza sanitaria e hanno ripetutamente scontrato con Roma sul ritmo e sul design delle riforme nazionali. Questa dinamica ha giocato un ruolo centrale nel collasso di questo ulteriore tentativo legislativo.
Quale forma assumerà qualsiasi futuro tentativo di riforma rimane poco chiaro. L'insistenza del ministero sul fatto che l'espansione delle Case della Salute continuerà suggerisce che il governo intende ancora riconfigurare l'assistenza primaria, ma se tornerà alla questione del medico di base attraverso un nuovo decreto, un disegno di legge parlamentare, o un accordo negoziato con le regioni e i sindacati non è ancora stabilito.