2026-06-11
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L'inchiesta sulla corruzione del Ponte dello Stretto si allarga al livello politico mentre gli investigatori accusano di corruzione magistrati multipli

I pubblici ministeri romani allargano l'inchiesta sui presunti tentativi di corruzione dei magistrati della Corte dei conti che supervisionano il progetto bandiera del ponte italiano, con il controllo che si estende ora alle figure politiche e un'indagine parallela che si apre a Catanzaro.

2026-06-11·Italia·Sintesi da 2 fonti
Ancient stone walls with an archway and trees.
Photo: Krzysztof / Unsplash · illustrative

I pubblici ministeri romani che indagano sulla corruzione collegata al megaprogetto Ponte dello Stretto hanno notevolmente ampliato la loro inchiesta, asserendo che almeno due giudici aggiuntivi della Corte dei conti sono stati presi di mira per corruzione oltre a quelli già in esame. L'inchiesta allargata segnala che gli investigatori ritengono che lo schema si sia esteso ulteriormente nell'apparato di controllo di quanto inizialmente divulgato.

Al centro dell'inchiesta sono Vincenzo Virgiglio, descritto come una figura collegata al circolo del Vice Primo Ministro Matteo Salvini all'interno della società Stretto di Messina, e Giacomo Francesco Saccomanno. I pubblici ministeri trattano entrambi gli uomini come potenziali intermediari – o, nel loro inquadramento, "portavoce" – per mandanti senza nome che devono ancora essere formalmente identificati e che potrebbero essere rimasti deliberatamente sullo sfondo.

Tra le accuse specifiche dettagliate nei documenti giudiziari, gli investigatori citano contatti tra i sospettati e un sindacato dell'area veronese, attraverso il quale uno degli accusati avrebbe presumibilmente offerto di accompagnare un giudice sottoposto a indagine a un incontro con figure politiche durante un concerto natalizio al Montecitorio – la Camera dei deputati italiana – il 20 dicembre 2025. I pubblici ministeri hanno sequestrato telefoni cellulari e stanno analizzando le comunicazioni per prove di coordinamento più ampio.

Un'inchiesta parallela è stata aperta a Catanzaro, suggerendo che elementi dello schema presunto potrebbero avere radici o ramificazioni in Calabria, una delle due regioni che il ponte collegerebbe. I procedimenti contemporanei in due giurisdizioni sottolineano l'ampiezza geografica e istituzionale che i pubblici ministeri ritengono coinvolga il caso.

I commenti di sinistra, echeggiati dai partiti dell'opposizione, hanno inquadrato le rivelazioni come motivo per sospendere del tutto il processo di appalto del ponte, sostenendo che l'integrità della supervisione pubblica è stata compromessa. Al contrario, voci della coalizione di governo – incluso Francesco Filini di Fratelli d'Italia – hanno rifiutato qualsiasi pausa, insistendo che il progetto procederebbe senza ritirata.

Il Ponte dello Stretto, un collegamento fisso a lungo dibattuto attraverso lo Stretto di Messina tra la Sicilia e l'Italia continentale, ha enormi significati politici ed economici. Ripreso sotto l'attuale governo di centro-destra dopo decenni di interruzioni e riavvii, rappresenta uno dei più grandi investimenti infrastrutturali pianificati nella storia italiana e un impegno prioritario del partito Lega di Salvini. Il progetto è stato sottoposto a un attento scrutinio da parte dei controlli sulla stima dei costi e sulla regolarità procedurale.

Gli investigatori si concentrano ora sull'individuazione della catena di comando – chi ha ordinato o finanziato il presunto approccio ai giudici – piuttosto che gli intermediari già nel loro mirino. La questione se funzionari eletti o nominati siano implicati rimane aperta ed è probabile che definisca la prossima fase dell'inchiesta.

I partiti dell'opposizione hanno chiesto che il parlamento sia informato e che l'ente aggiudicatario congeli le nuove decisioni di aggiudicazione in sospeso dall'esito. Il governo non ha dato alcuna indicazione che intenda conformarsi, creando uno scontro politico che si svolgerà in parallelo – e potenzialmente complicherà – i procedimenti penali stessi.