Corte italiana assolve Louis Dassilva nell'uccisione di una donna anziana di Rimini dopo 16 ore di deliberazione della giuria
Una giuria ha assolto l'unico sospettato nella morte accoltellata di Pierina Paganelli nel 2023, ritenendo insufficienti le prove del DNA e i filmati di sorveglianza per sostenere una condanna per omicidio.
Un tribunale italiano ha assolto Louis Dassilva martedì sera nell'uccisione della 78enne Pierina Paganelli, liberando l'unico sospettato in un caso che aveva catturato l'attenzione del paese dalla scoperta della donna in pensione accoltellata a morte nel garage sotterraneo del suo condominio a Rimini nell'ottobre 2023. Dassilva è stato rilasciato dalla custodia immediatamente dopo il verdetto, che ha seguito più di 16 ore di deliberazione della giuria.
I pubblici ministeri avevano sostenuto che Dassilva, un residente senegalese dello stesso condominio, avesse ucciso Paganelli per impedire che la sua relazione extraconiugale con una vicina – secondo quanto riferito la nuora di Paganelli – diventasse pubblica. La teoria sosteneva che la donna anziana fosse diventata un peso per la relazione segreta e che Dassilva avesse agito per farla tacere.
Il caso dell'accusa si basava su due pilastri centrali: prove del DNA e filmati video che presumibilmente mostravano una figura corrispondente a Dassilva vicino alla scena intorno al momento del delitto. Entrambi si sono rivelati vulnerabili sotto lo scrutinio della difesa. La difesa ha contestato con successo l'affidabilità dei campioni forensi e ha sostenuto che il filmato offuscato del garage non poteva identificare conclusivamente nessuno, tracciando paralleli con il lungo contestato caso di omicidio di Garlasco – un altro processo italiano in cui le prove circostanziali si sono sgretolate sotto revisione d'appello.
Per l'ANSA, l'assoluzione è stata accolta dai sostenitori di Dassilva come, a loro dire, "la rinascita della giustizia" – un linguaggio che riflette il sollievo di un imputato che ha mantenuto la sua innocenza durante tutta la detenzione preventiva. La Repubblica ha inquadrato l'esito come il crollo di un'accusa costruita su prove circostanziali coltivate nel mondo sociale claustrofobico di un singolo isolato, dove le relazioni sovrapposte e le tensioni di vicinato avevano colorato l'indagine fin dall'inizio.
Il Giornale ha adottato una prospettiva retrospettiva più ampia, catalogando gli elementi più coloriti del caso – compresi i riferimenti al background dell'imputato e alle presunte pratiche voodoo che avevano circolato nella copertura mediatica – sostenendo al contempo che l'intensa attenzione della stampa alla fine non aveva avuto alcun effetto misurabile sui procedimenti in aula. La testata ha caratterizzato l'assoluzione come il sistema legale che funziona come previsto, indipendentemente dal rumore circostante.
Il caso si è svolto sullo sfondo di un intenso interesse mediatico italiano che a volte sembrava spingere i confini tra il reportage e la speculazione. Gli osservatori legali hanno notato che l'accusa non aveva testimoni oculari e si affidava interamente a prove forensi e circostanziali; i critici del mandato d'arresto originale avevano messo in dubbio fin da una fase iniziale se le prove soddisfacessero la soglia per la detenzione.
Con l'assoluzione ora registrata, l'uccisione di Pierina Paganelli rimane ufficialmente irrisolta. I pubblici ministeri devono decidere se impugnare il verdetto o chiudere l'indagine attiva; secondo le regole procedurali italiane, lo stato può impugnare un'assoluzione davanti a una corte superiore, anche se i punti deboli delle prove esposti al processo renderebbero qualsiasi ricorso un'impresa difficile.
Ciò che rimane senza risposta è chi è stato responsabile della morte di Paganelli e se esistono nuovi spunti investigativi. Nessun sospettato alternativo è stato nominato pubblicamente, e gli investigatori non hanno indicato che linee parallele di indagine siano state perseguite durante il periodo in cui Dassilva era il fulcro del caso.